corona

NEL TEMPO DEL CORONAVIRUS
“Non posso toccarti, dicono,
ma senti, senti come ti abbracciano forte i miei occhi.
Questo virus non ci sta uccidendo,
ci sta insegnando che non dobbiamo lasciarci soli,
che se togli il tocco
resta lo sguardo,
che se togli l’approccio
resta il pensiero,
che non c’è matematica al mondo
che possa vivere di sola sottrazione;
per quanto la vita a volte usi espressioni difficili,
noi possiamo sommare meraviglia
e moltiplicarla per chi
continuamente divide.
Finirà presto,
come finiscono tutte le cose senza cuore,
come fanno i tornadi,
le onde arrabbiate dei mari giganti,
i terremoti, le tempeste;
vengono, devastano e se ne vanno,
e non c’è da inaridirsi,
né da annaffiarci di collera spietata,
è la loro natura
venire, distruggere e andare;
è la loro natura!
La nostra natura invece
è quella di restare
e a chi resta
resta il compito di costruire.
E come abbiamo costruito un’Arca
per salvare la vita ai tempi delle immense piogge,
oggi siamo chiamati a difendere le nostre piogge interiori,
a non lasciarci affogare dall’indifferenza,
dall’odio, dal razzismo, dalla paura;
a costruire la nostra Arca dentro
per mettere in salvo la generosità,
l’accoglienza, il senso di pace, il servizio, l’umiltà.
Questo virus non ci sta uccidendo,
ci sta ricordando che siamo fragili,
che non dobbiamo dare per scontato questo corpo,
che non si scherza con la terra,
che non si prende in giro il cielo,
e che c’è sempre un’occasione
per restare amorevoli.
Non posso toccarti, dicono,
ma senti,
senti come ti abbracciano forte
i miei occhi.”
…..
E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.
La potenza dei versi di Irene Vella, Kitty O’Meara (ex insegnante, scrittrice e assistenze in cure palliative), ha voluto affidare la propria angoscia al potere della parola, ne è scaturita una poesia intensa impegnata di speranza, da molti erroneamente attribuita alla poetessa irlandese Katheleen O’Meara